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lunedì 27 marzo 2017

Sogno di una notte di Nykyo


Il’ya è un giovane fotografo sportivo freelance con un amore spiccatissimo per l’hockey e il balletto e un’antipatia viscerale per il pattinaggio artistico sul ghiaccio. In apparenza cinico, sarcastico e con una propensione per gli uomini dal fisico massiccio e molto mascolino, durante una serata in discoteca Il’ya si ritrova suo malgrado stregato da un misterioso ragazzo androgino che sembra un folletto. Puck, come Il’ya finirà per ribattezzarlo, lo trascinerà dritto dentro un “sogno” da cui alla fine della notte Il’ya avrà ben poca voglia di svegliarsi. Ma sarà vero che gli incantesimi delle fate svaniscono sempre all’alba?
L’autrice, con questo suo debutto, ha fatto sicuramente centro. In primis ho apprezzato particolarmente la scelta di ambientare la storia a Mosca, finalmente un cambio di scenario e ovviamente anche di background per quanto riguarda almeno il personaggio di Il’ya. Le vicende sono stanziate temporalmente nel 2010 e avvengono nell’arco di circa ventiquattro ore, un tempo relativamente breve, ma che nonostante ciò permette un’assoluta conoscenza del protagonista, Il’ya, in quanto il tutto è filtrato dal suo pov (solamente l’epilogo cambia prospettiva, spostandosi sul suo Puck). Non ho mai amato particolarmente le storie troppo introspettive dove si perde il filo della narrazione per stare dietro alle mille divagazioni fornite dalla mente dei personaggi, ma in questo caso devo davvero ricredermi. La personalità sopra le righe di Il’ya con il suo cinismo, il sarcasmo e il suo modo diretto ed eccentrico con cui rapportarsi con il prossimo rendono spassosi ed interessanti i mille voli pindarici che si fa da quando incontra il suo folletto durante una noiosa serata in discoteca. Il misterioso ragazzo che attira la sua attenzione è assolutamente l’opposto del tipo da cui si sente solitamente attratto, ma la sua bellezza androgina, esaltata dal trucco vistoso, è talmente armoniosa ed aggraziata e piena di personalità che lo strega e lo tramuta in un ragazzino impacciato.
La descrizione di quello che viene ribattezzato Puck, ci viene fornita attraverso gli occhi di Il’ya che lo vede come piccola diva piena di lustrini, una ninfa bellissima e piena di grazia, qualcosa che i comuni mortali non potrebbero aspirare a toccare. In un primo momento infatti sembra che il giovane sia lì solo per ballare gettando un amo tra la folla, ma senza l’intenzione di concludere la serata nel letto di qualcuno. Invece sarà poi lo stesso Puck ad abbordare Il’ya, a prendere in mano la situazione, a scendere dal suo piedistallo e finire così tra le bramose braccia del fotografo.
Nonostante accada tutto nella manciata di poche ore, l’alchimia che si crea tra Il’ya e Puck (che non vuole rivelare il suo vero nome a nessun costo) è innegabile. L’alba sembra portar via le tracce del loro sogno insieme, ma il destino spesso è imprevedibile e là dove si scontrano passioni ed idiosincrasie farà sì che tutto possa non essere perduto e dare una chance ad un’improbabile coppia.
Insomma, un libro caldamente raccomandato per una storia passionale, ma dolce dove i sognatori possono ancora sperare nel lieto fine anche se potenzialmente difficile da realizzare.



È un cliché e anche una stronzata, però adesso che è distante mi sento nudo. Non mi è rimasto nemmeno il sarcasmo o tirerei fuori una qualche cazzata per non pensare a quanto lo rivoglio immediatamente indietro, chiuso tra le mia braccia.

Di norma, dopo le scorribande di una notte, le creature fatate si dissolvono e svaniscono nel nulla, lui no. Lui, se proprio vogliamo rimanere nell’ambito dei cliché delle favole, si è trasformato in un bel principe.

Umano o folletto, Puck riesce sempre a lasciarmi incredulo e a bocca aperta. Chissà chi altro sarebbe capace di incarnare fino a farmi scordare chi è davvero. Non è cosa da poco, considerato che si parla del ragazzo che ieri notte è venuto cavalcandomi senza pudore mentre invocava il mio nome, lo stesso che un paio di ore dopo si è addormentato con la fronte appoggiata contro la mia spalla.

Nykyo, che ovviamente non si chiama davvero così, è nata nel 1975, nell’assolata Sardegna, ma si sente sempre un po’ bambina. Ha una passione per la scrittura fin da quando frequentava le elementari, ama il Giappone (ecco spiegato lo pseudonimo) e prova un amore incondizionato per il pattinaggio che è sbocciato quando aveva appena quattro anni e non avrà mai fine.
Felicemente sposata a un marito che la appoggia qualunque cosa scriva e con una bimba che adora farsi raccontare le favole della buona notte inventate da mamma, nella “vita di tutti i giorni” è una leguleia dall’aspetto irreprensibile, ma davanti al foglio bianco di Word si trasforma in un’inguaribile romantica con una spiccata preferenza per le storie d’amore M/M.

Questo è il suo primo romanzo e lei spera che lo apprezziate, anche perché nelle sue intenzioni non sarà né il solo né l’ultimo.


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