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mercoledì 8 febbraio 2017

SEI TU LA MIA ALBA di P. Aram


Formato: Formato Kindle 
Genere: Romanzo 
Lunghezza stampa: 364
Editore: Self (24 Novembre 2017)
Lingua: Italiano
ASIN: B01MRPT78V


Sophia, una giovane ventisettenne, ha un sogno sin da piccola, diventare una pasticciera professionista.
Mai nella vita si sarebbe aspettata di riuscire in quest’impresa, lavorando per un importante albergo al centro di Roma.
Gli imprevisti però sono sempre dietro l’angolo e uno sfortunato incidente, rischia di metterle i bastoni tra le ruote.
Una sconsiderata al volante le sfonda letteralmente la macchina, causandole un possibile ritardo per il colloquio, che potrebbe cambiarle la vita.
Inveire contro la donna, la fa sentire relativamente meglio, e anche con il presunto fidanzato al telefono, corso in aiuto della propria fidanzata.
Ma cosa accadrebbe se presentandosi al famoso colloquio si trovasse a dimostrare le proprie capacità culinarie proprio a loro due?
Il futuro di Sophia si annuncia pieno di sorprese e di un bruciante desiderio di voler quell’uomo con tutta se stessa, nonostante tutto e tutti.
Sophia sarà pronta a mettersi in gioco, a rischiare tutto, per amore?

Parto subito in quarta con questa recensione e vi dico che, purtroppo, questo romanzo non mi ha convinta del tutto. Sophia, una giovane pugliese, si trasferisce a Roma dopo aver scoperto che Luca, il suo futuro marito, la tradisce con un’altra donna. 
E fin qui, tutto okay.
Il suo grande sogno è diventare pasticcera, così sbarca a Roma con la sua “Ferrari” e si mette alla ricerca di un lavoro. La sua grande occasione arriva quando viene contattata da un prestigioso hotel per un colloquio. 
Anche qui, niente da ridire. 
Il primo episodio che mi ha fatto un po’ storcere il naso avviene dopo poche pagine dall’inizio del romanzo: Sophia, arrivata in hotel con grande anticipo, si rende conto di essersi dimenticata il suo miracoloso e potentissimo porta fortuna (un piccolo pupazzetto a forma di tartaruga) e, fregandosene che potrebbe arrivare in ritardo al colloquio della vita, decide di riprendere la macchina e tornare a casa… per un peluche portafortuna… a ventisei anni!
Nel tragitto verso casa viene coinvolta in un incidente stradale che le distrugge la macchina e quasi l’ammazza (o almeno così sembrerebbe da una prima descrizione). 
Come spesso accade nella vita, la sfortuna non arriva mai da sola, così Sophia scopre, in un secondo momento, che la donna al volante che le è piombata in macchina è anche la fidanzata – nonché futura moglie – del proprietario dell’hotel per il quale vorrebbe lavorare.
Uomo bellissimo, possente, virile, italo-tunisino… ma Tarek è anche arrogante, maleducato, violento, maniaco del controllo e irascibile. Per non parlare del fatto che è, ovviamente, ricco sfondato, un amante bollente, uno stallone di quasi due metri, e mette tutti a tacere a suon di occhiatacce e parolacce.

Non lo nego: il personaggio maschile non mi è piaciuto affatto. Ho avuto l’impressione di trovarmi davanti un protagonista già sentito, già odiato, già visto trasformarsi da anaffettivo isterico al principe azzurro per amore di una donna.
Non manca il triangolo amoroso con l’odiatissima Dalila, arcigna e opportunista. Ammetto di aver tifato per lei ogni tanto… e io di solito sono dalla parte della Principessa, mai della Strega Cattiva.
Non mi dilungherò sulla storia, gli avvenimenti sono tanti e rischierei di dimenticarne alcuni per strada. La lettura è sicuramente scorrevole, nonostante ci siano molti errori presenti nel testo. 
A mio modesto parere, le scene di sesso sono troppe ed eccessive, avrei preferito un po’ meno erotismo e un pochino più di empatia fra i personaggi.
Devo soffermarmi a parlare di Sophia, la protagonista. Per tutto il romanzo viene descritta come una donna forte e spettacolare, fantastica, stupenda, coraggiosa... Gli aggettivi su di lei si sprecano eppure questo suo essere meravigliosamente-fantasticissima non emerge affatto dal romanzo. 
Le sue scelte sono discutibili, il modo di atteggiarsi anche. Risponde male, poi torna a essere una brava ragazza, strappa contratti urlando, si ubriaca come un camionista, non va a lavorare, poi ritorna, poi non ci va più, si licenzia, chiama per farsi dare di nuovo il lavoro e le danno anche un aumento… insomma la storia è un po’ ingarbugliata. 
Sono stata combattuta per tutto il giorno pensando a cosa scrivere su questo romanzo. Sono consapevole del lavoro immenso che ci sia dietro la stesura di una storia, la costruzione dei personaggi, il voler dar vita a immagini e parole che si hanno in testa e provo molta empatia per l’autrice. Essendo un romanzo d’esordio, nonostante io sia una lettrice accanita, sono disposta a perdonare tanti piccoli errori; sono certa che con più esperienza verranno smussati tutti quei luoghi comuni che per ora sono presenti nel romanzo.
Nonostante io sia convinta che l’autrice abbia tutte le potenzialità per mettersi in gioco al cento per cento, non si può negare che il libro abbia bisogno di essere rivisto e corretto; e, la storia, resa più lineare (ho trovato parecchie contraddizioni). La prima metà del romanzo è lenta, un continuo di misteri (che poi così misteriosi non erano), parole non dette, sesso esplicito, sfuriate senza senso… la seconda parte del libro, invece, scorre veloce e ci fa finalmente vedere un aspetto più dolce di Tarek e meno isterico di Sophia. Il loro amore inizia a coinvolgere il lettore e ti ritrovi a fare il tifo per loro… fino ad arrivare a pochi capitoli dalla fine. 
Mi dispiace ma il finale non mi è piaciuto affatto: è un susseguirsi di scene surreali, tanto che mi sono domandata se fossimo passati da un romance a un thriller all’ultimo sangue.


Il romanzo è costruito sulla scia di “brava ragazza incontra uomo ricco e potente, maniaco del controllo e anaffettivo che per lei cambierà radicalmente” e, diciamocelo, a noi questo genere di romanzi piace proprio; quello che però non capisco sono gli episodi a dir poco inverosimili che vengono inseriti per tutte e quasi le quattrocento pagine (conditi da dialoghi che non convincono): questi personaggi non arrivano al cuore perché non ci si riesce a immedesimare nella storia e negli avvenimenti. 

L’epilogo è molto dolce, scritto bene e ti fa venir voglia di perdonare l’autrice per quel finale un po’ ambiguo. Sono certa che sentiremo ancora parlare di P. Aram e, quando tornerà, lo farà in vesti più mature e sarà pronta a stupirci.



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