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venerdì 17 marzo 2017

LE CAMPANE DI TIMES SQUARE di Amy Lane


A ogni vigilia di Capodanno dal 1946, Nate Meyer si avventura da solo a Times Square nel tentativo di udire le fantasmatiche campane che lui e il suo perduto amante dei tempi della guerra giuravano che avrebbero ascoltato insieme. Quest’anno, però, è il nipote Blaine a trascinare Nate per le strade di Manhattan rivelando i suoi segreti al nonno, reso silenzioso da un ictus.
Quando Blaine presenta il suo ragazzo all’amato nonno, non immagina che Nate nasconda un segreto simile. Mentre i tre sopportano il gelido trapasso del vecchio anno, i ricordi riportano Nate indietro nel tempo, a un periodo assai lontano… e a Walter.
Molto tempo addietro, in un’oasi di pace accuratamente costruita nel cuore del tumulto bellico, Nate e Walter avevano creato una casa piena d’amore nel mezzo della violenza e del caos. Ma niente in guerra è permanente, e ora tutto quel che Nate possiede sono i ricordi di un uomo la cui esistenza è sempre stata ignota alla sua famiglia. Insieme alla speranza di udire finalmente le campane che riuniranno tutti, inclusi quegli amanti che nascondono le parti migliori e più sacre dei loro cuori.



Nate Meyer ora è un uomo relegato sulla sedia a rotelle, in seguito a un ictus, ha perso l’uso della parola e la sensibilità di metà del suo corpo. La mente però è vigile, custodisce tutti i ricordi, specialmente quello di una promessa, stretta qualche anno prima, che lo spinge ogni ultimo giorno dell’anno in Times Square per ascoltare il suono delle campane. Rimasto vedovo, è il nipote, Blayne, a preoccuparsi questa volta che il desiderio venga rispettato. Blayne ama moltissimo il nonno ed è per questo motivo che vuole che sia proprio lui il primo a conoscere il suo ragazzo. Gli basterà uno sguardo per capire se il nonno avrà approvato o meno la sua scelta.
Ma Nate riconosce i segnali che sono inequivocabili: Blayne è innamorato! Come si fa a non accettare una cosa così bella?

Nate avrebbe voluto vederli. Altre auto vagavano nella notte, ma nella
sua mente lui non vedeva che quel bellissimo giovane con la pelle come la
notte toccare i capelli di Blaine, la sua fronte, la sua guancia. Tenerezza,
pensò. Di sicuro c’era tenerezza.
Tutt’a un tratto la sua pelle – che era diventata come morta, cieca al
contatto – bramò tenerezza nello stesso modo in cui gli amputati, si dice,
bramano l’arto perduto. Una volta Nate aveva conosciuto una simile
tenerezza e non l’avrebbe mai più provata, almeno non nel corpo.


Non basterà un sentimento forte a convincere la famiglia. Loro sono ebrei, ligi alle regole della dottrina religiosa, pertanto non inclini a siffatte novità. Nate lo sa bene, lo ha provato sulla propria pelle. Per non urtare la suscettibilità dei genitori e per non mettere in discussione i suoi principi, ha tenuto nascoste le proprie inclinazioni a lungo,  e ha continuato a negare se stesso anche sotto le armi quando era stato reclutato come fotografo per la 25° aerobrigata tattica del battaglione bombardieri in Europa. Era riuscito a superare indenne la prova fino all’incontro con Walter.  
Il bacio e i discorsi dei due giovani diventano la chiave per aprire lo scrigno dei ricordi. Nate chiude gli occhi e, in men che non si dica, si ritrova indietro nel tempo, al periodo della guerra. Durante una missione il piccolo velivolo sul quale stava trasvolando nei pressi di Stoccarda, viene preso di mira dal fuoco nemico e abbattuto. Quando Nate finalmente si risveglia, non sa quanto tempo sia trascorso né dove si trova. Si guarda attorno e scopre di essere stato salvato da un ragazzo di nome Walter il quale, dopo averlo liberato dai rottami del velivolo, lo ha portato al suo rifugio per curarlo.
«Un momento stavo dormendo, e quello dopo c’è un aereo urlante che
scende in picchiata. Mi ha colto completamente di sorpresa.»
Dei suoni. Suoni sconosciuti. Rami spezzati, fogliame straziato, e
                              quell’accento piatto del Midwest che sparava imprecazioni.       

 Walter è un caporale fuggito dalla prigione e da due mesi rifugiato in Francia in un cottage abbandonato, con un passato da paramedico alle spalle, è in grado di prendersi cura elle ferite piuttosto gravi del tenente. Passata la fase critica, Nate si appresta a una convalescenza piuttosto lunga da trascorrere nascosto e al riparo dai tedeschi. Walter si rivela un eccellente padrone di casa: è estroverso, loquace, divertente e molto bello. Con il passare dei giorni per Nate diventa sempre più difficile non lasciarsi affascinare dall’esuberanza del diciottenne dai capelli rossi e dalle lentiggini. Ben presto tra i due nasce una complicità e un’attrazione che li porterà l’uno nelle braccia dell’altro. Ma la guerra è lunga e tanti sono i pericoli che li attendono così come il dolore e la rassegnazione. Che ne sarà, alla fine, di loro?
Poche volte mi capita di emozionarmi leggendo un romanzo, ebbene questa è una di quelle. Che dire? Tutto è perfetto, dallo stile, ai personaggi, dalla trama, all’ambientazione. L’atmosfera del periodo bellico fa da sfondo a una bella storia d’amore. Il contrasto tra l’atrocità della guerra e la tenerezza del sentimento condiviso tra i due protagonisti costituisce un aspetto importante del racconto. Nate e Walter vivono il loro sogno lontano dalle brutture della battaglia, nascosti nella baita nel bosco, vivono una specie di realtà parallela, come in una bolla, in cui non c’è posto per il dolore. Fin quando sarà possibile, la vita e l’amore avranno la meglio sulla morte.

«Perché lo hai fatto?» mormorò Nate, scivolando sotto le coperte. Si
sentiva intontito dalla stanchezza. Le finestre del piano superiore erano
sbarrate meglio; quella camera probabilmente sarebbe rimasta fresca e buia
fino a tarda mattinata.
«Fatto cosa?» Walter si infilò dentro accanto a lui, piazzando nel
frattempo sotto il cuscino qualcosa che aveva preso dalla borsa da medico.
Si girarono in modo da guardarsi in faccia nella luce soffusa.
«Venire a salvarmi. È stata una cosa tanto coraggiosa.»
«Mi sentivo solo,» bofonchiò Walter. «E Dio mi ha mandato te.»

 Nate e Walter imparano ad amarsi superando le loro differenze, ciò che conta è stare insieme e vivere appieno ciò che la vita offre, soli con le loro differenze. Nate proviene da una famiglia borghese di New York, educato secondo la rigida dottrina religiosa, ha vissuto seguendo i canoni della convenienza, preferendo nascondere la sua inclinazione omosessuale. Dall’altro lato, Walter appartiene a un ceto sociale più basso, figlio di contadini, ha imparato presto a badare a se stesso. Dal carattere estroverso e spigliato, Walter è felice di essere gay. Non ha avuto paura di confessarlo al padre né si è scoraggiato quando, incompreso, è stato costretto a lasciare la famiglia. Arruolatosi nell’esercito, è partito con il proprio contingente alla volta dell’Africa. In seguito alla sconfitta sul campo, è stato imprigionato ma è riuscito a scappare.
 Nate è un ufficiale, Walter un sottoufficiale, Il primo è piuttosto introverso e fatica a lasciarsi andare. L’altro, invece, è una forza della natura: un ragazzo giovane e bello che non si vergogna di niente. Nate è affascinato dalla sua avvenenza, accanto a lui per la prima volta, trova la forza di uscire allo scoperto. L’esuberanza di Walter lo convince a osare e a togliersi di dosso quella veste di falsa moralità che ha influenzato la sua esistenza. L’incontro con Walter costituisce quindi per lui la vera rinascita, il battesimo di un nuovo credo, la consapevolezza di essere finalmente vivo.

Nate si aggrappò al bacio, all’intimità delle loro bocche fuse
insieme, all’idea delle cose indicibili, intollerabili che Walter stava facendo
al suo corpo nella segreta prossimità di quel nascondiglio-dentro-a-un-
nascondiglio.
L’orgasmo era impellente, così Nate baciò più profondamente Walter,
finché non stava praticamente strisciando nella sua bocca.
  
Chiusi nel ripostiglio della casa immersa nel bosco dell’entroterra francese, costretti a nascondersi dai nazisti, i due trovano l’intesa perfetta. Da quel momento tutto cambia e Nate scopre per la prima volta cosa vuol dire amare.

Non c’era niente da fare, niente se non restare lì in piedi nel buio e
stringere Walter, stringerlo e contarne i respiri, custodire come un tesoro il
suo corpo, caldo e lievemente sudato nello stretto spazio del ripostiglio, e
sperare.

Nate sa che un giorno dovrà fare i conti con la coscienza, il peccato gli costerà la salvezza eterna ma, al diavolo, ci penserà a tempo debito. Ora non può far altro che godersi la fortuna che il destino gli ha riservato.
Nate si arrese spontaneamente. Tutta una vita fatta di gente riservata e
tranquilla, passata a bramare sguardi e magari un vago indizio che qualcuno,
almeno qualcuno, ricambiasse il suo desiderio, e non aveva mai vissuto
qualcosa del genere. Non aveva mai provato passione e desiderio così
furiosamente espliciti.

Ma la felicità ha un prezzo e la guerra una ragione; la bolla a un certo punto si rompe e la realtà prende il sopravvento. 
Bello, bello, bello!
Non posso far altro che congratularmi con l’autrice per questo piccolo gioiello. Amy Lane ha saputo creare un romanzo delicato e forte al tempo stesso, una favola dolce che fa sperare. L'emozione traspare ad ogni pagina e il messaggio è chiaro: quando l’amore supera gli ostacoli, abbatte le barriere, va oltre i pregiudizi, si fa beffe del colore della pelle, delle religioni, delle razze, si può dire che è vero e profondo. E quando non si arresta neanche di fronte alla morte, allora parliamo di qualcosa di invincibile ed eterno. Chi vive un simile sentimento merita di ascoltare il suono delle campane della speranza.

Non lasciatevi scappare questo piccolo capolavoro, vi conquisterà.



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